Antonella Iaschi

Antonella Iaschi è un’artista poliedrica e vitale: si muove nei terreni della poesia come della narrativa con la stessa dedizione e la stessa abilità nel curare e far fiorire il linguaggio; ama frequentare anche la pittura, attraverso percorsi nei quali il verso si incontra con le immagini, creando una danza meravigliosa dove la figura si fa parola e viceversa, quel luogo nel quale la poesia è prima di tutto gesto, segno originario, luogo sconosciuto dove immagine, suono, graffito sono una cosa sola. Ma quello che colpisce in questa scrittrice sono la fedeltà e la coerenza che traspaiono dalla sua opera. Una fedeltà innanzitutto verso la poesia e il linguaggio, verso il lavoro della letteratura. La poesia della Iaschi è sempre il frutto di un impegno faticoso, una paziente sedimentazione, una limatura del verso fatta con attenzione e sensibilità: ne risulta una poesia elegante, equilibrata, lontana negli esiti da sperimentazioni e minimalismi, nonostante si sentano vibrare nel sottofondo i toni bassi e ritmati delle esperienze delle neoavanguardie e della beat generation, esperienze di frantumazione del linguaggio sulle quali la nostra poetessa è riuscita a far fiorire rose, papaveri, margherite. Ma la poesia della Iaschi è soprattutto fedeltà alla vita, all’impegno sociale, politico, intellettuale, è una poesia che spesso scuote la coscienza, si fa scomoda, ha la capacità sempre più rara di indignarsi, conosce il valore del sì e del no. Una poesia dove lo scarto tra letteratura e vita è tanto sottile quanto tagliente ed è capace di regalarci attimi di verità ed emozione. Sono versi nei quali non manca mai l’amore, che sia un amore per un’idea, un uomo, i figli, questo pervade la scrittura in tutte le sue sfumature, nella passione del corpo come nello struggimento di una passeggiata in una Parigi gravida di pioggia. Un amore che si fa misura del tempo che passa, della vita che germoglia, dello scorrere delle stagioni.
Antonella Iaschi ha pubblicato le raccolte di versi “Vorrei che fosse Pace” (1994), “Nuove foglie per terra” (1995), “Respirando” (1996), “Rendez-vous à Montmartre” scritto con il poeta Paolo Righi (2003), “Io resto comunista” con foto di Giorgio Giliberti (2005). Ha scritto “Indissolubili presenze” poesie per i quadri di Juliette Cacciatori (2005) e “Ruggine contemporanea” poesie per la mostra di scultura e grafica della Bottega degli Artisti di Stuffione (Modena). Ha inoltre pubblicato “Gentili care persone”, testimonianze di un’esperienza umanitaria durante la guerra Jugoslava (a cura dell’ARCI di Modena col patrocinio della Regione Emilia Romagna per una campagna di finanziamento per l’affido a distanza di famiglie in difficoltà, 1996); “Non è tempo per tacchi a spillo”, testo con una prefazione di Predrag Matvejeviç (2001); “ll padrone dell’ospedale vecchio” racconto a tre mani con Beatrice Fontana e Fabrizio Frabetti (2006); e il romanzo “La cavalla delle onde” (2006).
Nel 1999 ha iniziato un percorso di pittura e poesia col pittore Giuseppe Pareschi, interrotto dalla prematura scomparsa dell’artista e presentato al pubblico con mostre e catalogo, grazie alla collaborazione dei Comuni di Bondeno, Camposanto, Mirandola, percorso continuato con la pittrice Maria Marzia Braglia per la mostra “Bellezze” Diverse” (poesie di Antonella Iaschi , quadri di Marzia Braglia, fotografie di Francesco De Marco). Le poesie qui pubblicate sono tratte da “Rendez-vous à Montmartre” e “Io resto comunista”.